Copenhagen:“Non accordo” senza firme, è una truffa che non risolve nulla

Un “non accordo”, senza firme, con una lista di buoni e cattivi in calce, e assolutamente incapace di affrontare la crisi ecologica che ci troviamo di fronte e che, secondo gli appelli del panel di scienziati delle Nazioni Unite, si sta aggravando giorno dopo giorno.
E’ questo il risultato di tutti questi giorni di lavoro a Copenhagen, senza alcuna responsabilità né visione sul futuro. Ma i leader ne siano certi: a maggior ragione oggi non li lasceremo mai soli, con il nostro pianeta tra le mani. Gli diamo appuntamento a Bonn, e poi a Città del Messico, perché questa decisione non risolve nessuno dei problemi sul tappeto.
Ad oggi, infatti, non esiste alcun impegno concreto e vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra, nonostante il balletto di cifre che è stato diffuso in questi 11 giorni di negoziati inefficaci.
Rimane il limite dei 2°C di aumento medio delle temperature, denunciato con forza dai Paesi più poveri e dagli Stati insulari come minaccia sulla loro stessa sopravvivenza. Si parla di finanziamenti a breve-medio e lungo termine, che dovrebbero partire con circa 30 miliardi di dollari all’anno dal 2010 per raggiungere i 100 miliardi nel 2020, finanziamenti che per buona parte deriveranno da riallocamenti di risorse già stanziate per gli aiuti internazionali, dal Carbon trading (meccanismo che si è dimostrato inefficace per l’abbattimento delle emissioni) e che non ripaga per nulla il debito ecologico che i Paesi industrializzati hanno contratto storicamente con il resto del pianeta.
Obama: tutto chiacchiere ed emissioni!
Il nostro pianeta che boccheggia, secondo Obama, dovrebbe accettare “un accordo imperfetto”, pur di andare avanti. Questo perché, vuole farci credere, le cose a Copenhagen si sono complicate. In realtà, nonostante la fuffa e la retorica, il presidente ha una trama ben precisa, scritta per lui dal Congresso, che lui non ha alcuna intenzione di forzare. La US House of Representatives ha approvato la legge Waxman-Markey alla fine del giugno 2009, che contiene, oltre ad un limite al 17% massimo per il taglio delle emissioni, una sezione che chiede al presidente degli Stati Uniti di imporre misure d’aggiustamento attraverso tasse alla frontiera (border tax adjustment measures) su beni importati dai Paesi in via di sviluppo che non abbiano assunto impegni internazionali di lotta al clima e che risultino particolarmente dispendiosi di energia.
Un tipo di provvedimento del genere, pur condannato dal presidente Obama e arenatosi al Senato, aumenterebbe di gran lunga i prezzi dei prodotti importati ma è stato usato in queste ore – tra gli altri – come uno spauracchio sui tavoli negoziali in corso.
I capitoli… della vergogna
2 gradi: Viene riconosciuto quanto detto dagli scienziati secondo i quali l’aumento globale temperature non dovrebbero superare i 2 gradi, e, sulla base del principio di equità e nel contesto dello sviluppo sostenibile, le parti devono impegnarsi per una vigorosa risposta immediata;
emissioni globali: le parti riconoscono l’impatto critico del cambiamento climatico sui paesi particolarmente vulnerabili e i suoi effetti negativi. Tagli profondi nelle emissioni globali sono necessari;
i Paesi ricchi: i Paesi industrializzati si impegnano a implementare, individualmente o congiuntamente, anche se gli obiettivi di riduzione di Co2 per il 2020 rispetto ai livelli del ‘90 e rispetto a quelli del 2005 non sono esplicitati;
i Paesi in via di sviluppo: attuare azioni di mitigazione in base alle loro specifiche caratteristiche nazionali. Ogni due anni questi paesi dovranno fare rapporto sui risultati degli interventi;
Supporto finanziario: i finanziamenti devono essere forniti dai paesi sviluppati. Le Parti – si legge nella bozza del documento – forniscono risorse nuove e aggiuntive di 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-12. Le Parti inoltre sono chiamate a supportare gli obiettivi con un fondo da 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Il finanziamento proverrà da una grande varietà di fonti, pubbliche e private, bilaterali e multilaterali, tra cui fonti alternative di finanziamento. Il rischio in verità è che una parte venga distratta da altre voci di spesa, tra cui gli aiuti allo sviluppo;
Trasferimento di tecnologie: è previsto un meccanismo ad hoc per accelerare il processo di trasferimento di tecnologie;
Tappa 2015: le parti richiedono una revisione di tale decisione e una sua implementazione nel 2015, proponendo la possibilità di poter riaffrontare il limite di 1.5°C di aumento della temperatura rispetto agli attuali 2°C;
Appuntamento a Bonn e a Città del Messico 2010: ancora un altro anno di tempo per adottare uno o più strumenti giuridici ai sensi della Convenzione, prima a Bonn in estate e comunque non oltre la prossima Conferenza Onu sul clima, la Cop16, prevista a fine 2010 a Città del Messico.
Via ! Faircoop