E se avesse ragione ancora lui?
Assisto con apparente incredulità a quanto sta accadendo al nostro Paese. La legge che impedisce le intercettazioni e che mette l’ormai famoso bavaglio all’informazione è l’emblema del regime mediatico e non solo. Preso il potere con la legittimità del voto, il centrodestra, meno qualche mosca bianca dell’ex (?) fascista Fini, sta cooperando per far succedere quello che il loro capo ha nel DNA. La conquista del potere assoluto, la dissoluzione delle istituzioni, la modifica ad libitum della carta costituzionale.
La cosa, tuttavia, che a me fa maggior ribrezzo è l’assenza o le difficoltà evidenti dell’opposizione. Tolto il duro lavoro dell’Italia dei Valori, gli urli che si elevano dai loro banchi e le proteste, c’è veramente poco altro. Dichiarazioni, certo. Ma la sensazione che ne traggo, come spesso mi è capitato ultimamente, è un senso di connivenza. L’opposizione che il segretario Bersani ha definito “di Governo”, a me suona come “alleabile al Governo”.
Ho la tessera PD, sono felice di essere nella segreteria della sezione del mio paese, ma da questo partito e dai suoi dirigenti non mi sento rappresentato. Da un partito i cui esponenti passano il tempo a litigare, a Roma come a Novara, da un partito che propone (certo, tra le altre cose) di estendere a tutte le persone che fanno politica (compresi gli assessori) un vitalizio di pensione dopo 2 anni di mandato. Da un partito che è anche stato assente dall’aula quando c’era da votare e mandar sotto il Governo, dallo stesso partito che invece di vincere voleva “mandare una letterina al Governo” alle recenti elezioni regionali. Lo stesso partito che per le logiche interne di spartizione del potere, avrebbe perso anche la Puglia se i pugliesi non avessero purgato il dalemiano Boccia. Il partito che senza primarie, lo sturmento principe, ha scelto di perdere il Piemonte (di sfiga) e il Lazio (senza dare appoggio al proprio candidato).
Sono deluso. Sento che il partito esiste tra le persone, nelle segreterie, nelle feste dell’Unità. Negli occhi degli amici che incontro 3 sere a settimana per discutere, scrivere un Foglio da mandare alla popolazione, per organizzare banchetti e dar fiato alle idee. Ma non esiste nella sua dirigenza. Che ha confuso il mandato del voto, il volontariato del bene comune con la spartizione del potere, del denaro, delle “cadreghe”.
Ha ragione il buon Prodi. I vecchi dei partiti che non sanno neanche come funziona un’azienda, che non hanno mai visto un ufficio e che non hanno idea di cosa voglia dire essere licenziati, devono essere presi a calci e mandati via. Inutile lamentarsi dei preti che non possono sapere di matrimonio, ma che poi tengono i corsi atti alla sua preparazione e poi affidarsi a chi, sulla carta, conosce. Ma nella pratica una linea di produzione non l’ha mai vista.
Mi chiede, a questo punto, se ancora una volta, non abbia ragione ancora lui. Un ciarlatano che parlava con un marziano per promuovere uno yogurt, ma che alla fine ha il coraggio di dire e fare quello che altri hanno sottaciuto per ubriacare l’italiano con lo stesso scopo del padrone Berlusconi: farsi gli affari propri.



